
Le nove guide precedenti di questa serie hanno costruito un percorso completo attraverso il mondo dei cavi coassiali: dalla struttura e funzionamento all'impedenza, dall'attenuazione ai connettori, dall'installazione alla scelta del cavo giusto, fino alla valutazione delle prestazioni.
Questa guida chiude la serie con uno sguardo al presente e al futuro del cavo coassiale: come si è evoluto, come convive con la fibra ottica, quali tendenze stanno ridefinendo i requisiti qualitativi e normativi, e come Micro Tek ha risposto — e sta rispondendo — a queste trasformazioni.
Per chi arriva direttamente su questa pagina, un breve richiamo: il cavo coassiale è un conduttore per segnali ad alta frequenza composto da un nucleo in rame, un dielettrico isolante, una schermatura metallica e una guaina esterna. Questa struttura concentrica gli permette di trasportare segnali con perdite contenute e buona protezione dalle interferenze elettromagnetiche. Tutto ciò che segue presuppone questa architettura di base — chi desidera approfondirla troverà una trattazione completa nella Guida 1.
La transizione che più ha inciso sull'evoluzione dei cavi coassiali in Italia è stata il passaggio dalla televisione analogica alla trasmissione digitale. Il digitale terrestre (DVB-T, poi DVB-T2) e il satellite ad alta definizione (DVB-S2) hanno trasformato profondamente i requisiti degli impianti di distribuzione, in un modo che non sempre è stato immediatamente evidente.
Il punto cruciale è questo: un segnale analogico si degrada gradualmente — l'immagine diventa rumorosa, la qualità cala, ma il contenuto resta visibile. Un segnale digitale, invece, funziona correttamente fino a una certa soglia di qualità, oltre la quale si perde completamente. È il cosiddetto effetto "cliff edge": il segnale c'è oppure non c'è, senza vie di mezzo. Questo comportamento rende la qualità del cavo — in termini di attenuazione, schermatura e uniformità dell'impedenza — molto più critica di quanto fosse nell'era analogica.
A ciò si aggiunge l'aumento delle frequenze in gioco. La banda del digitale terrestre DVB-T2 arriva a circa 860 MHz, quella satellitare DVB-S2 a 2.150 MHz, e le attuali specifiche di distribuzione prevedono già il supporto fino a 3.000 MHz per garantire compatibilità con le evoluzioni future del sistema. Per capire cosa significhi in termini pratici, confrontiamo l'attenuazione di due cavi F.M.C. a queste tre frequenze di riferimento:
| Frequenza | H355A (Ø 5,0 mm) | H399A (Ø 6,6 mm) |
|---|---|---|
| 860 MHz | 23,6 dB/100 m | 16,5 dB/100 m |
| 2.150 MHz | 38,0 dB/100 m | 26,8 dB/100 m |
| 3.000 MHz | 45,8 dB/100 m | 31,8 dB/100 m |
Dati dalle schede tecniche F.M.C. pubblicate su microteksrl.it
Il dato parla chiaro: a 860 MHz la differenza fra i due cavi è di 7 dB, ma a 3.000 MHz sale a 14 dB. Raddoppia. Un cavo che andava benissimo per la TV analogica a 470-860 MHz potrebbe non essere sufficiente per una distribuzione satellitare a 2.150 MHz, e tanto meno per un impianto predisposto a 3.000 MHz. Con l'aumento delle frequenze, la scelta del cavo giusto — in funzione della lunghezza della tratta e delle frequenze da distribuire — è diventata una decisione progettuale di primo piano. Un approfondimento sui meccanismi dell'attenuazione è disponibile nella Guida 4.
Se la transizione al digitale ha alzato i requisiti qualitativi, la videosorveglianza digitale HD ha aperto un capitolo completamente nuovo per il cavo coassiale. Lo standard HD-SDI (High-Definition Serial Digital Interface) consente la trasmissione di segnali video ad alta definizione — fino a 1,485 Gbps per l'HD-SDI e 3,0 Gbps per il 3G-SDI — su infrastruttura coassiale, offrendo un percorso di migrazione dall'analogico al digitale senza ricablare l'impianto.
È un vantaggio pratico enorme: migliaia di installazioni analogiche esistenti possono essere aggiornate alla qualità HD semplicemente sostituendo telecamere, registratori e connettori, mantenendo il cablaggio coassiale già posato. A condizione, naturalmente, che il cavo esistente soddisfi determinati requisiti prestazionali.
Come indicato nella pagina FAQ di Micro Tek, in ambito professionale l'attenuazione massima ammessa per il cavo coassiale in un collegamento HD-SDI non deve superare 20 dB, misurati al 50% della frequenza di clock (ossia a 742 MHz), riservandosi un 15% di margine operativo. I test condotti in laboratorio hanno evidenziato che la lunghezza di collegamento effettiva può risultare anche il 70% superiore rispetto al calcolo teorico, grazie ai sistemi di equalizzazione e ricostruzione del segnale integrati nei dispositivi elettronici. Ciò non toglie che la qualità del cavo e la correttezza della connettorizzazione restino fondamentali: l'elettronica può compensare, ma non fare miracoli su un cablaggio inadeguato.
Per rispondere a questa esigenza specifica, Micro Tek ha sviluppato la famiglia di cavi compositi F.M.C. serie HD e MC, che integrano cavo coassiale e coppia di cavi per l'alimentazione della telecamera in un unico prodotto. La gamma comprende quattro modelli: i minicoassiali MC2050H e MC2075H in classe di schermatura B, e i modelli HD 108 e HD 115 in classe di schermatura A+, con dielettrico Gas Injected per prestazioni stabili nel tempo. Il sistema è completato dai connettori BNC HD a compressione, che offrono un'efficienza di schermatura ≥ 90 dB a 1 GHz e perdite di ritorno (return loss) ≥ 32 dB nella banda 500-1.000 MHz.
Si parla spesso della fibra ottica come del "successore" del cavo coassiale. La realtà impiantistica, soprattutto in Italia, racconta una storia più sfumata: non una sostituzione, ma una convivenza in cui ciascuna tecnologia opera dove è più efficace.
La fibra ottica ha effettivamente rivoluzionato le dorsali e i collegamenti a lunga distanza, grazie alla sua capacità di trasportare segnali su chilometri senza attenuazione significativa e alla totale immunità alle interferenze elettromagnetiche. Micro Tek stessa ha integrato nel proprio catalogo un'ampia gamma di cavi in fibra ottica, monomodali e multimodali, in classe CPR Eca e Cca, con o senza armatura anti-roditori.
Ma all'interno degli edifici, la distribuzione TV-SAT dall'antenna centralizzata alle prese utente resta tipicamente in cavo coassiale. Il motivo è tecnico e pratico: in una rete di distribuzione coassiale, i derivatori e i partitori sono dispositivi passivi — non richiedono alimentazione, non si guastano, non necessitano di manutenzione. Un'architettura equivalente in fibra ottica richiederebbe un convertitore ottico-elettrico attivo a ogni punto di consegna, con un aumento significativo dei costi e della complessità.
La soluzione che si afferma sempre più, soprattutto nei grandi edifici e nei complessi residenziali, è l'architettura ibrida: fibra ottica per le dorsali di edificio e di comprensorio, cavo coassiale per la distribuzione locale verso le singole utenze. Un approccio che valorizza i punti di forza di entrambe le tecnologie.
Un'evoluzione meno visibile ma altrettanto significativa riguarda la normativa sulla sicurezza antincendio. Il Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR 305/2011) e il D.M. 139/2015 hanno introdotto requisiti di reazione al fuoco obbligatori per tutti i cavi installati permanentemente negli edifici. Quella che inizialmente poteva apparire come un'incombenza burocratica si è trasformata in un parametro di scelta determinante.
La classificazione di reazione al fuoco si articola dalla classe CPR Eca — requisito minimo per le installazioni standard — fino alla classe CPR B2ca,s1a,d1,a1, la più restrittiva attualmente disponibile nel catalogo F.M.C. Per gli ambienti ad alto rischio in caso di incendio (edifici pubblici, strutture sanitarie, luoghi ad alta affluenza), il D.M. 139/2015 richiede che il cavo raggiunta almeno la classe CPR Cca,s1b,d1,a1. Un aspetto che vale la pena sottolineare: la sola guaina in materiale LSZH (Low Smoke Zero Halogen) non è di per sé sufficiente a garantire una determinata classe CPR. Solo la certificazione riportata nella Dichiarazione di Prestazione (DoP) e stampigliata sulla guaina del cavo è il riferimento vincolante.
Il trend normativo — sia a livello italiano che europeo — punta verso requisiti progressivamente più stringenti. Per il professionista, scegliere oggi un cavo con classe CPR adeguata all'ambiente di installazione significa anche proteggere l'impianto da future evoluzioni normative. Un approfondimento su guaine, classi CPR e criteri di scelta è disponibile nella Guida 9.
La crescente attenzione alla sostenibilità ambientale sta influenzando anche il settore dei cavi. L'industria nel suo complesso sta esplorando l'impiego di materiali riciclati nella produzione, processi industriali a minor impatto ambientale e una progettazione che faciliti il recupero dei materiali a fine vita del prodotto.
Micro Tek ha intrapreso questo percorso con l'ottenimento della certificazione ESG e l'introduzione di materiali riciclati in una parte della propria produzione, con l'obiettivo di ridurre l'impronta ecologica senza compromettere le prestazioni del prodotto finito. Si tratta di un processo graduale e consapevole: per i prodotti di punta della gamma F.M.C., le scelte costruttive restano orientate alla massima qualità — rame con purezza al 99,99%, dielettrico Gas Injected con tecnologia Skin-Foam-Skin, schermature con coperture certificate secondo la norma EN 50117 — perché in queste applicazioni la qualità dei materiali incide direttamente sulle prestazioni misurabili e sulla durata dell'impianto.
L'approccio riflette una convinzione maturata in quarant'anni di attività: la qualità costruttiva non è negoziabile, ma è possibile coniugarla con una crescente responsabilità ambientale, avanzando un prodotto alla volta.
Chi osserva il settore delle telecomunicazioni potrebbe pensare che il cavo coassiale sia una tecnologia del passato, destinata a essere progressivamente sostituita. Le evidenze raccontano una storia diversa.
Dalla transizione al digitale terrestre alla videosorveglianza HD-SDI, dall'inasprimento dei requisiti di sicurezza antincendio alle architetture ibride con la fibra ottica, il cavo coassiale ha continuato a evolversi per rispondere a esigenze sempre più articolate. Ciò che è cambiato, rispetto a venti o trent'anni fa, è il livello di competenza richiesto al professionista: nella scelta del cavo in funzione di frequenze, distanze e ambiente di posa; nella connettorizzazione con componenti all'altezza delle prestazioni del cavo; nella verifica strumentale dell'impianto completato.
Le nove guide precedenti di questa serie sono nate esattamente per questo: fornire al professionista gli strumenti conoscitivi per fare scelte informate e consapevoli. Il catalogo completo dei cavi coassiali F.M.C., dei connettori e accessori, della strumentazione di misura e delle FAQ tecniche è consultabile sul sito Micro Tek.
Guida precedente: Prestazioni e qualità dei cavi coassiali: i parametri che contano
Indice delle Guide Micro Tek ai cavi coassiali